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Cinema del presente #2

 

Cinema del presente

Programma 2021

Il primo incontro di questo modulo è dedicato a una delle cinematografie che negli ultimi trent’anni è stata sicuramente quella più ricca di novità dal punto di vista del linguaggio cinematografico e degli autori presentati. Il cinema sud coreano pur avendo una storia lunga e articolata ha iniziato a imporsi nel nostro paese a partire dagli anni Novanta con autori importantissimi come Park Chan-wook, Kim Ki-duk e Lee Chang-dong. La scelta di presentare l’opera di due autori come Hong Sang-soo e Kim Ki-duk vuole cercare di sottolineare come, anche all’interno di un paese non grandissimo, si siano riusciti ad affermare linguaggi cinematografici altissimi utilizzando tecniche stilistiche e narrative completamente diverse.

La cinematografia russa degli ultimi decenni non ha sicuramente espresso una scuola paragonabile a quella coreana. Esistono autori di primo livello come Aleksej German, Sergej Balabanov (purtroppo scomparsi) e Andrej Zvyagintsev e poi non molti altri. Ma se vogliamo trovare un erede della cinematografia sovietica che continua la tradizione poetica di Tarkovskij non si può certo omettere il nome del più grande autore russo contemporaneo e cioè Aleksandr Sokurov.

Quella finlandese non è certamente una delle cinematografie più celebri . Nella ricca tradizione cinefila del nord Europa, la Svezia è stata patria di giganti come Sjostrom e Bergman e la Danimarca di Dreyer e, negli ultimi decenni, del gruppo Dogma di Lars Von Trier che ha prodotto opere che hanno segnato in maniera precisa la cultura visiva di quelle regioni. Ma in Finlandia esiste uno dei più grandi maestri del cinema contemporaneo: Aki Kaurismaki. Fratello di Mika, regista anch’esso sebbene più apolide, Kaurismaki raccoglie caratteri del cinema di autori come Keaton e Bresson per restituirci un’originalissima e poetica visione dell’uomo contemporaneo improntato a una umanità assoluta.

Tanto è poco conosciuta la cinematografia finlandese tanto celebre e ricca è quella giapponese che da sempre è una delle realtà cinematografiche più importanti del pianeta. Conosciuta in occidente a partire da “Rashomon” il capolavoro di Kurosawa del 1950, nel corso degli anni ci ha regalato grandissimi registi come Ozu e Mizoguchi e, in tempi più recenti come Oshima, Imamura e Kitano. Il cinema di Hirokazu Kore-eda riesce a essere insieme moderno nelle tematiche affrontate ma anche profondamente classico nel suo andamento. I paragoni con un maestro come Yasujiro Ozu sono sempre pericolosi ma nel suo caso sono davvero meritati.

Il nostro presente ci ha ormai tristemente abituati alla velocità declinata in tutte le sue forme e anche la fruizione cinematografica risente in maniera evidente di una narrazione sempre più accelerata. Basterebbe questa considerazione per tenersi caro un autore purtroppo pochissimo conosciuto dai non addetti ai lavori come il filippino Lav Diaz. Vincitore del Leone d’oro a Venezia 2017 e autore di pellicole dalla durata incredibile (una media di otto nove ore a pellicola, tranne gli ultimi due di “sole” quattro ore). Per apprezzarlo non bisogna essere necessariamente dei super esperti di opere cinematografiche ma bisogna inevitabilmente cambiare l’educazione allo sguardo. Forse qualcosa di ancora più complicato rispetto allo studio di tutta la storia del cinema. Ma se si vuole intraprendere questo percorso, l’opera di Lav Diaz ricambierà con delle emozioni profondissime.

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